Conti e margini

Partita IVA del tatuatore: regime, contributi e incassi

Nel forfettario paghi su una percentuale fissa dell’incassato, non su quello che ti resta davvero: se compri molto, il conto cambia segno.

5 minuti di lettura Aggiornata al 28 luglio 2026Omega Tattoo

In breve

  • Il forfettario tassa il 67% dell’incassato a prescindere dai costi: conviene a chi ha poche spese, non a chi ha uno studio pesante.
  • I contributi INPS artigiani hanno un minimale dovuto anche a fatturato basso: vanno messi in preventivo dal primo anno.
  • La caparra è un incasso e va documentata quando arriva, non quando la seduta viene eseguita.

Il tatuatore è, per il fisco, un artigiano che esercita un’attività d’impresa. Questo determina quasi tutto: l’iscrizione alla gestione previdenziale, il modo in cui si documentano gli incassi, e i regimi fiscali accessibili. È una configurazione semplice, ma ha due trappole ricorrenti: il minimale contributivo, che si paga anche quando si è lavorato poco, e la gestione degli acconti, che nel tatuaggio sono la norma.

Quello che segue è l’impianto e il metodo per fare i conti. Le aliquote e i minimali cambiano ogni anno con la legge di bilancio e con le circolari INPS: i numeri esatti dell’anno in corso vanno presi dal commercialista, non da un articolo.

01Forfettario o ordinario: come si decide

Il regime forfettario è accessibile sotto gli 85.000 euro di ricavi annui e applica al tuo caso un coefficiente di redditività del 67%: significa che il reddito imponibile è il 67% di quanto hai incassato, quali che siano state le tue spese reali. Su quel reddito si applicano l’imposta sostitutiva e i contributi.

Reddito imponibile (forfettario) = Incassato × 67%

Su 40.000 € incassati il reddito è 26.800 €, anche se hai speso 15.000 € fra affitto, materiali e attrezzatura. I costi reali non entrano nel calcolo.

SituazioneRegime che di solito conviene
Lavori in postazione affittata, pochi costi fissiForfettario
Studio proprio con affitto alto e attrezzatura in ammortamentoDa verificare: spesso ordinario
Costi reali sopra il 33% dell’incassatoOrdinario: nel forfettario staresti pagando su utile che non hai
Primi anni con investimenti importantiOrdinario, per dedurre e detrarre
Ricavi vicini o sopra 85.000 €Ordinario: il forfettario non è accessibile

02I contributi: la voce che sorprende il primo anno

Come artigiano ti iscrivi alla Gestione Artigiani INPS, che funziona in modo diverso dalla Gestione Separata: prevede un contributo minimale fisso dovuto per intero anche se hai fatturato poco, più una quota percentuale sul reddito eccedente il minimale. È il motivo per cui il primo anno, con incassi bassi e contributi pieni, la cassa va in sofferenza.

  • Il minimale si paga in quattro rate durante l’anno, indipendentemente dall’andamento del lavoro.
  • Chi aderisce al regime forfettario può chiedere la riduzione del 35% dei contributi: va richiesta espressamente e con i tempi previsti, non è automatica.
  • La quota percentuale sul reddito eccedente si versa con gli acconti e il saldo delle imposte.
  • Esistono agevolazioni per i nuovi iscritti in determinati periodi: vanno verificate al momento dell’apertura, perché cambiano di anno in anno.
  • I contributi versati sono deducibili dal reddito, anche nel forfettario.

03Acconti, caparre e documenti

  1. 1

    La caparra è un incasso

    Nel momento in cui ricevi il denaro nasce l’obbligo di documentarlo. Non si può aspettare la seduta finale per emettere tutto insieme.

  2. 2

    Documento commerciale al privato

    Per i clienti consumatori si emette il documento commerciale tramite registratore telematico, con memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi.

  3. 3

    Fattura elettronica su richiesta

    Se il cliente chiede fattura, questa segue le regole della fatturazione elettronica.

  4. 4

    Scala l’acconto nel saldo

    Al termine del lavoro il documento finale deve tenere conto di quanto già incassato, altrimenti l’importo viene contato due volte.

  5. 5

    Traccia i lavori a sedute

    Un lavoro in cinque sedute con quattro acconti è la situazione tipica del mestiere: senza un registro degli acconti per cliente, il conto salta.

  6. 6

    Accetta i pagamenti elettronici

    L’accettazione è obbligatoria e il rifiuto è sanzionato: la commissione va considerata un costo dell’attività.

Spese tipiche di uno studio da tenere tracciate

  • Affitto e utenze del locale.
  • Inchiostri, aghi, cartucce e materiale monouso.
  • Autoclave, buste, indicatori e manutenzioni.
  • Macchinette, alimentatori e ricambi.
  • Formazione e aggiornamenti obbligatori.
  • Assicurazione di responsabilità civile.
  • Software, sito, prenotazioni, commissioni sugli incassi.
  • Smaltimento dei rifiuti sanitari.

Con Omega

Acconti e sedute che non si perdono per strada

  • Preventivo, acconti versati e residuo di ogni lavoro sempre allineati.
  • Sedute collegate al progetto: sai quanto è stato pagato e quanto manca.
  • Incassi divisi per mezzo di pagamento, pronti per la chiusura giornaliera.
  • Riepiloghi per il commercialista esportabili senza rifare i conti a mano.
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Dubbi

Domande frequenti

Quanto paga di tasse un tatuatore?+

Nel forfettario l’imponibile è il 67% dell’incassato, su cui si applicano l’imposta sostitutiva e i contributi previdenziali; nel regime ordinario si tassa l’utile effettivo con le aliquote progressive. Non esiste una percentuale unica: dipende dal regime, dal volume e dai costi reali, e va calcolata sul caso concreto.

Posso lavorare senza partita IVA se tatuo poco?+

No, se l’attività è svolta in modo abituale e organizzato, anche part-time. La partita IVA segue l’abitualità, non l’importo: tatuare regolarmente nel fine settimana è attività abituale a tutti gli effetti.

La caparra va fatturata subito?+

Va documentata nel momento in cui il denaro viene incassato, con il documento appropriato al tipo di cliente. Al saldo finale l’acconto già documentato va scomputato, per non tassare due volte lo stesso importo.

Il tatuaggio è soggetto a IVA?+

La prestazione è soggetta a IVA con l’aliquota ordinaria nel regime ordinario. Chi è in forfettario non addebita l’IVA in fattura e non la detrae sugli acquisti: è una delle differenze che pesano di più quando si fanno investimenti importanti in attrezzatura.

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