In breve
- Un buono regalo è un anticipo su una prestazione futura, non un ricavo del giorno in cui lo vendi.
- Sul buono devono esserci un codice, un valore, una data e cosa succede alla scadenza.
- Il buono a valore funziona meglio del buono a prestazione: evita discussioni su cosa comprende.
Dicembre, compleanni, diciottesimi: il tatuaggio è uno dei regali più frequenti, e uno studio che non ha un modo ordinato di vendere buoni perde vendite facili e ne trasforma alcune in problemi. Le difficoltà nascono tutte dalla stessa cosa: il buono viene fatto a mano, senza codice, senza data e senza regole, e ricompare due anni dopo in condizioni discutibili.
Le decisioni da prendere sono cinque e si prendono una volta sola: cosa vendi (valore o prestazione), quanto dura, come si identifica, come si registra l’incasso, cosa succede se non viene usato.
01Buono a valore o buono a prestazione
| Tipo | Come funziona | Vantaggi | Problemi |
|---|---|---|---|
| A valore | «150 € da usare su un lavoro» | Nessuna ambiguità, si può usare in parte | Se i prezzi salgono, copre meno di prima |
| A prestazione | «Un tatuaggio fino a 10 cm» | Sembra più bello da regalare | Discussioni infinite su cosa comprende |
| A ore | «Due ore di seduta» | Chiaro sul tempo | Non copre materiali e preparazione |
| Su flash specifico | «Questo disegno» | Zero ambiguità | Il destinatario potrebbe non volerlo |
Nella pratica il buono a valore è quello che genera meno attrito: è un importo, si usa su qualunque lavoro, si può usare in parte e il residuo resta. Il buono a prestazione sembra più elegante ma produce sistematicamente la stessa conversazione — «ma questo è più grande di dieci centimetri» — davanti a una persona che sta ricevendo un regalo, che è il momento peggiore per discutere.
02Cosa deve esserci scritto sopra
Gli elementi minimi
- Un codice univoco, che permette di verificare se è già stato usato.
- Il valore, in euro, scritto in cifre e in lettere.
- La data di emissione e la data di scadenza.
- Il nome dello studio e i riferimenti per prenotare.
- Che il residuo eventuale resta utilizzabile e non viene rimborsato in denaro.
- Che il destinatario deve rispettare i requisiti di età previsti e firmare il consenso.
- Che il buono non è convertibile in denaro.
- Cosa succede se lo studio non può erogare la prestazione.
03L’incasso: quando è un ricavo
È il punto in cui molti studi si complicano la vita. Il denaro incassato per un buono è un anticipo su una prestazione futura: entra in cassa oggi ma corrisponde a un lavoro che verrà eseguito in un altro momento, e il trattamento fiscale e documentale non è lo stesso di una seduta pagata. Il modo in cui va documentata la vendita del buono e il successivo utilizzo va concordato con il commercialista, perché dipende dal tipo di buono e dal regime dello studio.
- Registra sempre la vendita, con codice, data, importo e chi ha pagato.
- Registra l’utilizzo con la stessa precisione: data, lavoro, importo scalato, residuo.
- Tieni separati i due momenti: incasso del buono e ricavo della seduta non coincidono.
- Non considerarli fatturato del mese: un dicembre pieno di buoni è un gennaio pieno di lavoro già pagato.
- Metti a bilancio i buoni non ancora usati: sono un debito verso i clienti, non un guadagno.
Con Omega
Buoni con codice, saldo e scadenza
- Ogni buono ha un codice, un saldo e una scadenza: si verifica in un secondo se è già stato usato.
- Si spendono su sedute e sulle vendite al banco, anche in parte, con il residuo che resta.
- La vendita e l’utilizzo restano due momenti distinti nel registro incassi.
- I buoni emessi e non ancora usati si vedono in un elenco, invece di essere una sorpresa.



