Clienti e incassi

Buoni regalo: come si vendono senza crearsi problemi

Un tatuaggio si regala spesso, e il buono è denaro incassato oggi per lavoro fatto chissà quando. Va scritto bene, o diventa un problema.

6 minuti di lettura Aggiornata al 5 agosto 2026Omega Tattoo

In breve

  • Un buono regalo è un anticipo su una prestazione futura, non un ricavo del giorno in cui lo vendi.
  • Sul buono devono esserci un codice, un valore, una data e cosa succede alla scadenza.
  • Il buono a valore funziona meglio del buono a prestazione: evita discussioni su cosa comprende.

Dicembre, compleanni, diciottesimi: il tatuaggio è uno dei regali più frequenti, e uno studio che non ha un modo ordinato di vendere buoni perde vendite facili e ne trasforma alcune in problemi. Le difficoltà nascono tutte dalla stessa cosa: il buono viene fatto a mano, senza codice, senza data e senza regole, e ricompare due anni dopo in condizioni discutibili.

Le decisioni da prendere sono cinque e si prendono una volta sola: cosa vendi (valore o prestazione), quanto dura, come si identifica, come si registra l’incasso, cosa succede se non viene usato.

01Buono a valore o buono a prestazione

TipoCome funzionaVantaggiProblemi
A valore«150 € da usare su un lavoro»Nessuna ambiguità, si può usare in parteSe i prezzi salgono, copre meno di prima
A prestazione«Un tatuaggio fino a 10 cm»Sembra più bello da regalareDiscussioni infinite su cosa comprende
A ore«Due ore di seduta»Chiaro sul tempoNon copre materiali e preparazione
Su flash specifico«Questo disegno»Zero ambiguitàIl destinatario potrebbe non volerlo

Nella pratica il buono a valore è quello che genera meno attrito: è un importo, si usa su qualunque lavoro, si può usare in parte e il residuo resta. Il buono a prestazione sembra più elegante ma produce sistematicamente la stessa conversazione — «ma questo è più grande di dieci centimetri» — davanti a una persona che sta ricevendo un regalo, che è il momento peggiore per discutere.

02Cosa deve esserci scritto sopra

Gli elementi minimi

  • Un codice univoco, che permette di verificare se è già stato usato.
  • Il valore, in euro, scritto in cifre e in lettere.
  • La data di emissione e la data di scadenza.
  • Il nome dello studio e i riferimenti per prenotare.
  • Che il residuo eventuale resta utilizzabile e non viene rimborsato in denaro.
  • Che il destinatario deve rispettare i requisiti di età previsti e firmare il consenso.
  • Che il buono non è convertibile in denaro.
  • Cosa succede se lo studio non può erogare la prestazione.

03L’incasso: quando è un ricavo

È il punto in cui molti studi si complicano la vita. Il denaro incassato per un buono è un anticipo su una prestazione futura: entra in cassa oggi ma corrisponde a un lavoro che verrà eseguito in un altro momento, e il trattamento fiscale e documentale non è lo stesso di una seduta pagata. Il modo in cui va documentata la vendita del buono e il successivo utilizzo va concordato con il commercialista, perché dipende dal tipo di buono e dal regime dello studio.

  • Registra sempre la vendita, con codice, data, importo e chi ha pagato.
  • Registra l’utilizzo con la stessa precisione: data, lavoro, importo scalato, residuo.
  • Tieni separati i due momenti: incasso del buono e ricavo della seduta non coincidono.
  • Non considerarli fatturato del mese: un dicembre pieno di buoni è un gennaio pieno di lavoro già pagato.
  • Metti a bilancio i buoni non ancora usati: sono un debito verso i clienti, non un guadagno.

Con Omega

Buoni con codice, saldo e scadenza

  • Ogni buono ha un codice, un saldo e una scadenza: si verifica in un secondo se è già stato usato.
  • Si spendono su sedute e sulle vendite al banco, anche in parte, con il residuo che resta.
  • La vendita e l’utilizzo restano due momenti distinti nel registro incassi.
  • I buoni emessi e non ancora usati si vedono in un elenco, invece di essere una sorpresa.
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Foto di copertina: anonymousCC0 1.0

Dubbi

Domande frequenti

Un buono regalo per un tatuaggio deve avere una scadenza?+

È fortemente consigliato indicarne una e scriverla chiaramente al momento della vendita: senza, resti esposto a richieste a distanza di anni, con listini nel frattempo cambiati. La disciplina applicabile ai voucher ha profili fiscali e di tutela del consumatore da verificare con il commercialista, ma la prassi prudente è una validità di dodici o ventiquattro mesi, comunicata chiaramente a chi acquista.

Meglio un buono a valore o «un tatuaggio»?+

A valore, quasi sempre. Un importo si usa su qualunque lavoro, si può usare in parte e non genera discussioni. Il buono «per un tatuaggio» sembra più bello da regalare ma apre la questione di cosa comprenda — dimensione, colori, zona, ore — proprio nel momento in cui il destinatario è appena arrivato e sta scoprendo il regalo.

Cosa faccio se il valore del buono non copre il lavoro?+

Si scala l’importo dal preventivo e il cliente paga la differenza: è la situazione più frequente e non crea alcun problema se il buono è a valore. Va detto in fase di prenotazione, non a lavoro finito. Se invece il lavoro costa meno del buono, il residuo resta disponibile e non si rimborsa in denaro — anche questo va scritto sul buono.

Chi regala il buono può scegliere il disegno?+

No, e conviene chiarirlo alla vendita: il lavoro si concorda con la persona che lo riceverà, che deve firmare il consenso, avere l’età richiesta e volere quel tatuaggio. È una precisazione che evita la situazione più imbarazzante di tutte, cioè un regalo che il destinatario non desidera e uno studio in mezzo a due persone.

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