In breve
- I tempi utili per un’eventuale profilassi si misurano in ore: si va in pronto soccorso lo stesso giorno.
- Non si spreme la ferita e non si usa alcol o candeggina: si lava con acqua e sapone.
- L’evento va registrato con data, dinamica e dati della fonte, finché la fonte è ancora presente.
In una vita di studio capita: un ago che scivola mentre si smonta, una cartuccia che si infila male, un movimento improvviso del cliente. Nella grande maggioranza dei casi non succede nulla, ma la valutazione non spetta a chi si è punto: spetta a un medico, e va fatta in fretta.
Le linee guida ministeriali chiedono a chi tatua di avere un **protocollo scritto** per gli incidenti a rischio biologico. Non è una formalità: è il foglio che una persona spaventata, alle otto di sera, legge invece di cercare informazioni sul telefono. E la riga che resta nel registro è quella che, fra due anni, dice cosa è successo esattamente quel giorno.
01I primi minuti, nell’ordine giusto
- 1
Fermati e togli i guanti
La prima reazione istintiva è continuare a lavorare. Non si continua: si interrompe la seduta in condizioni di sicurezza.
- 2
Fai sanguinare senza spremere
Lasciare sanguinare la ferita è utile; spremere e schiacciare i tessuti non lo è e può favorire la diffusione.
- 3
Lava con acqua e sapone
Abbondantemente, per alcuni minuti. Sulle mucose — occhi, bocca — si sciacqua con acqua o soluzione fisiologica.
- 4
Non usare alcol, candeggina o disinfettanti aggressivi sulla ferita
Danneggiano i tessuti senza migliorare la situazione. Un antisettico compatibile con la cute lesa va bene.
- 5
Copri con una medicazione
Poi si passa alla parte importante, che è il percorso sanitario.
- 6
Vai in pronto soccorso lo stesso giorno
Non domani. Le finestre utili per un’eventuale profilassi post-esposizione si misurano in ore, e le decisioni le prende un medico.
02Cosa registrare, e perché serve fra due anni
La riga del registro
- Data e ora esatte dell’evento.
- Chi si è ferito e in che ruolo.
- Dinamica: cosa si stava facendo, con quale strumento.
- Zona del corpo interessata e tipo di lesione.
- Se lo strumento era già stato usato sul cliente.
- Dati della fonte e cosa è stato possibile sapere del suo stato.
- Misure di primo intervento adottate.
- Dove ci si è recati e a che ora.
- Eventuale profilassi avviata e indicazioni ricevute.
- Follow-up programmato.
Il motivo per cui questa riga vale tanto è semplice: le conseguenze di un’esposizione possono manifestarsi molto dopo, e a quel punto la ricostruzione di cosa è accaduto quel giorno diventa decisiva — per il percorso sanitario, per l’assicurazione, per l’eventuale riconoscimento come infortunio sul lavoro. Nessuno, a due anni di distanza, ricorda la data esatta e chi c’era in poltrona.
03Prevenire: dove succede davvero
- Nel riordino, non nel lavoro: la maggior parte delle punture avviene smontando la postazione, non tatuando. È il momento in cui l’attenzione cala.
- Reincappucciare gli aghi: è la manovra che causa più incidenti in assoluto. Non si fa, mai.
- Il contenitore lontano: se il contenitore per i taglienti non è a portata di mano, il tagliente viaggia — ed è nel viaggio che ferisce.
- Il contenitore troppo pieno: spingere dentro un ago in un contenitore pieno è una delle cause più frequenti.
- La fretta di fine giornata: le ultime due sedute di una giornata lunga concentrano una quota sproporzionata di incidenti.
- Il movimento improvviso del cliente: si previene spiegando prima cosa sta per succedere e mantenendo un appoggio stabile.
Le misure che costano poco e funzionano
- Un contenitore per taglienti su ogni postazione, mai oltre i tre quarti di riempimento.
- La regola del non reincappucciare, scritta e rispettata da tutti.
- Smontaggio della postazione fatto con calma e con una sequenza fissa.
- Il protocollo appeso dove si lavora, non in un raccoglitore.
- Cassetta di primo soccorso completa e a portata di mano.
- Il numero e l’indirizzo del pronto soccorso più vicino scritti accanto al protocollo.
- Una prova a voce, una volta l’anno, di cosa si fa se succede.
Con Omega
Il protocollo e il registro, dove servono
- Cosa fare nei primi minuti, scritto e raggiungibile dal telefono mentre si è in studio.
- La registrazione dell’evento con data, dinamica, fonte e percorso sanitario seguito.
- Il seguito programmato, con i controlli successivi che tornano a galla.
- Tutto legato alla seduta e alla persona coinvolta, per ricostruire i fatti anche a distanza di anni.
Foto di copertina: Mansaxel — CC BY-SA 4.0



