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Quanto far pagare una seduta: il conto, con i tuoi numeri
La tariffa oraria di uno studio non si copia da un altro studio: dipende da quanto costa tenere aperta la tua postazione e da quante ore riesci davvero a vendere. Sposta i cursori: il conto si rifà mentre li muovi, senza registrarti.
2.200 €
140 ore
70%
9 €
35%
Quanto dura la seduta
Il conto parte dalle ore che puoi vendere davvero: fra una seduta e l’altra ci sono accoglienza, stencil, allestimento e disinfezione della postazione — circa 45 minuti che non stanno su nessun preventivo e che qui sono già tolti. È una stima con i tuoi cinque numeri, non un listino.
Apri il tuo studio di provaPrezzo della seduta
220 €
per mezza giornata, 4 ore di lavoro
Tariffa oraria
55 €
Sedute al mese
21
Con questi numeri il costo di un’ora di studio è 27 €, prima del materiale e prima del tuo margine. È il numero da avere in testa quando si fa un preventivo a occhio.
Le ore che puoi vendere non sono le ore in cui sei in studio
È il passaggio che ribalta quasi tutte le tariffe. Fra una seduta e l’altra ci sono l’accoglienza, lo stencil e il posizionamento — che su un pezzo grande sono mezz’ora buona — l’allestimento e lo smontaggio della postazione, la disinfezione, le fotografie e l’aftercare spiegato al cliente. Sono circa 45 minuti a seduta che non stanno su nessun preventivo ed esistono anche quando l’agenda è piena. Dividere i costi per le ore in cui sei in studio invece che per quelle vendibili dà un costo orario più basso di un terzo.
Perché il riempimento dell’agenda pesa quanto la tariffa
Il tempo è l’unica cosa che vendi, e non si immagazzina: un pomeriggio libero oggi non si recupera domani. Portare il riempimento dal 65 all’80 per cento non costa niente — stessa postazione, stesso affitto, stesse attrezzature — e vale quanto un aumento della tariffa del venti per cento. È il motivo per cui caparra, regole sulle disdette e proposta di date al momento giusto non sono formalità organizzative: sono la leva più economica che il margine abbia.
Il materiale va contato all’ora, non a occhio
Aghi, cartucce, inchiostri, pellicole, monouso, disinfettanti, guanti, smaltimento dei rifiuti sanitari: presi uno per uno sembrano trascurabili, e su una giornata di lavoro non lo sono. Il modo più semplice di contarli è per ora di lavoro, misurando il consumo di un mese e dividendolo per le ore lavorate: viene un numero stabile che si può mettere nel preventivo senza rifare il conto ogni volta.
Quanto è preciso questo conto, e cosa non c’è dentro
È una stima costruita su cinque numeri: serve a dare l’ordine di grandezza della tariffa e a confrontare fra loro le durate, non a sostituire un conto economico. Non ci sono dentro il disegno — che è tempo di lavoro e va pagato — le trasferte, i ritocchi compresi nel prezzo, né la parte fiscale. Se lavori in percentuale con lo studio, il numero che esce è quello che deve coprire entrambi, non solo te.
Nel gestionale
Con le ore vere, contate mentre lavori
Qui la durata è una stima. Dentro Omega Tattoo il pezzo ha un preventivo a ore con la caparra e le sedute, le ore effettive si contano mentre si lavora, e a fine mese il costo orario reale dello studio è un numero che leggi invece di stimarlo — insieme ai compensi degli artisti e alle percentuali.
- Senza carta di credito
- Alla scadenza non si rinnova da solo